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Martedì 23 Ottobre 2018
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Torino Stadio Grande Torino, 07/01/2018 -

Dopo il terremoto granata a seguito del derby di Coppa Italia, l’evanescenza di gioco, le polemiche scatenate dopo il fallo di Khedira su Acquah che non è stato punito dall’arbitro, l’ennesima espulsione e l’atteggiamento esasperatamente reiterato di Sinisa Mihajlovic che è stato poi esonerato dal presidente Cairo, adesso in casa Toro sembra essere ritornata la quiete dopo la tempesta. Nella prima giornata di ritorno di Campionato contro il Bologna, il Toro si è presentato allo Stadio Grande Torino con il nuovo tecnico Walter Mazzarri e con una vittoria netta di 3 gol a zero. Ma al di là di questo risultato rotondo nel punteggio che è maturato attraverso l’assetto tattico del 4-3-3, la squadra del nuovo mister granata è apparsa convincente nel gioco e rinfrancata dal punto di vista mentale. Adesso tutti diranno che la cura Mazzarri ha dato i suoi frutti, noi diciamo che i meriti vanno attribuiti maggiormente alla squadra per la sua compattezza globale e la voglia di presentarsi al meglio davanti al nuovo tecnico, che prima della partita ha avuto soltanto il tempo materiale di sostenere due allenamenti. Poco, troppo poco per incidere positivamente sulla squadra. Tuttavia, ci preme sottolineare che il Toro, pur presentandosi con l’ormai rodato modulo tattico voluto da Mihajlovic, grazie a Mazzarri si è evidenziata una meno scriteriata frenesia, più possesso palla, più ordine nel far girare la palla senza mai avere fretta di disfarsene e più aggressività ragionata. Spesso abbiamo visto i due centrali del Toro N’Koulou e Burdisso stare all’altezza del centrocampo, con una fisionomia di gioco molto più convinta a costruire e proporre il gioco offensivo, piuttosto che a distruggere l’iniziativa dell’avversario. Un atteggiamento propositivo che è stato anche frutto di un convincersi ad aggredire alto l’avversario, non soltanto con un giocatore, così come abbiamo visto prima, ma con l’ausilio degli attaccanti che sono stati spesso aiutati a turno dai centrocampisti. E poi ci è piaciuto molto il segnale che Mazzarri ha dato nel saper leggere la partita in corso, quando ha modificato la posizione di Baselli in risposta a Donadoni, il quale ha fatto entrare Donsah per costruire una maggiore manovra. Tutte cose da non sottovalutare, che non nascono dal nulla, ma che sono emblematiche di un Toro nuovo che ha l’obbligo di rasserenare l’ambiente e incoraggiare i suoi tifosi che hanno bisogno di credere in se stessi, piuttosto che piangersi addosso per i torti subiti. Imporre il proprio gioco a testa alta con la forza dell’autostima, è il primo obiettivo da raggiungere per centrare quell’Europa cui il Toro ambisce. Vedremo cosa accadrà in seguito. Poi, come sempre, parleranno chiaro i risultati che sono sempre il frutto della grande dedizione, del lavoro assiduo, dell’impegno da parte dei giocatori di affidarsi ai dettami del nuovo mister e del capire durante gli allenamenti cosa bisogna fare quando si scende in campo. Se così sarà, siamo sicuri di vedere un Toro più cinico, più ragionevolmente aggressivo, pragmatico nella sostanza e meno nascosto dietro quell’orgoglio sentimentale diventato ormai alibi di quell’emblema che da sempre si identifica nel Vecchio Cuore Granata.

Salvino Cavallaro  

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