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Domenica 22 Luglio 2018
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03/08/2013 - Moratti-Thohir è un binomio che si presta a diverse interpretazioni. Da una parte il petroliere tifoso e padre amorevole di una squadra che ha raccolto tante delusioni e altrettante soddisfazioni, il tipico patron italiano legato da un doppio filo sentimentale al proprio club. Dall'altra il colosso venuto dall'Oriente, l'ultimo arrivato della nuova generazione di magnati dal braccio potente e dalle tasche senza fondo. Il passaggio di testimone è annunciato da settimane, ma sembra che ci sia ancora una curva da affrontare prima del traguardo. Con o senza un ruolo in società, sembra che Massimo Moratti voglia offrire nuovi orizzonti ad una squadra che nella stagione appena conclusa ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte ad infortuni, acquisti poco convincenti e più in generale uno scarso morale. Ma quali siano le motivazioni della sua scelta, il presidente lo rivela ai microfoni della Gazzetta dello Sport: "Il problema non sono i debiti, ma il fatturato. Sono le risorse necessarie per lo sviluppo. Ciò di cui mi preoccupo è il futuro della squadra. E questo non può prescindere dall’espansione del marchio sul mercato internazionale”.

Un terreno in cui il calcio italiano si trova in difficoltà, impossibilitato a contrastare le cifre roboanti del Real che sborsa 120 milioni per Bale o del Psg, che porta Cavani sotto la Tour Eiffel con 64 milioni. "Per anni - continua - il calcio italiano, e mi assumo la mia parte di colpe, ha vinto all’estero sul campo, ma finanziariamente ha giocato una partita casalinga e l’ha persa. Siamo incapaci di fare sistema, senza un format che possa attrarre un interesse planetario. Creare un solido mercato all’estero è un’operazione lunga, difficile e costosa, la concorrenza è fortissima". Insomma, le parole di Pellegrini, disposto a sostenere il club con una cordata di investitori piuttosto che vendere a Thohir, suonano piuttosto anacronistiche. Moratti rifiuta l'offerta e va avanti, spiegando che "l'ingresso di un socio asiatico, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Ti costringe a cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo e a nuove risorse in modo quasi automatico. Insomma, ti internazionalizza persino più di un Triplete...".

Tempi lontani, quelli della stagione mourinhana 2009-'10. Anche se, egli ammette, si è trattato di "un'immensa gioia e una altrettanto immensa occasione sprecata". Il problema è il bilancio che, nonostante i tagli agli ingaggi, non è roseo. Le ripercussioni sul mercato sono forti: mentre gli altri club si scatenano a colpi di grandi nomi, e perfino il Milan è vicino ad ufficializzare Ljajic e Honda, i tifosi nerazzurri devono accontentarsi di un Belfodil spompato (causa Ramadan), del trentatreenne Campagnaro e del giovane Icardi. Per questo la svolta è necessaria. "L'Inter è come una figlia- spiega Moratti -. Una ragazza bellissima, con doti straordinarie. Una ragazza di una volta... Le dai tutto per farla divertire, perché è giusto così. Ma viene un tempo in cui è opportuno mandarla in collegio. La disciplina e l'educazione sono fondamentali per la sua crescita. Solo così imparerà a camminare da sola". A camminare, e magari anche a vincere.

Samuel Boscarello
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