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Mercoledì 22 Novembre 2017
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Torino, 28/05/2017 -

C’è chi per indole naturale rafforzata da studi in economia e di perfezionamento manageriale di alto livello intende la vita in maniera cinica con la ratio di ogni cosa, e chi invece preferisce in modo più romantico affidarsi al cuore e al sentimento. Sono due mondi totalmente diversi, forse incompatibili tra loro, ma che sicuramente potrebbero almeno in qualche circostanza, unirsi per dare un senso alla vita. Già, quella vita che non ci ha mai insegnato ad essere totalitaristi dal punto di vista politico, sociale, economico e finanziario, ma che saggiamente ci consiglia sempre l’equilibrio dato da una certa morbidezza proiettata verso le più ampie vedute su ciò che ci circonda. Urbano Cairo, Presidente del Toro, numero uno de La7, della Cairo Communication e Amministratore Delegato della Rcs Mediagroup, è perfetto dirigente e gestore dei conti economici. Costi e ricavi fanno parte della sua lotta quotidiana, dove i ricavi devono necessariamente essere maggiori dei costi per una logica di “Partita doppia” che dà il senso logico nella vita di una sana azienda. Una forma mentis dalla quale non riesci mai a separarti per il bene degli affari, degli investimenti mai fatti senza criterio, senza il fiuto di un interesse che poi si raddoppierà nel tempo. I fatti danno ragione a un Presidente Cairo in perfetta positività dei conti che riguardano l’azienda Torino F.C., La7, la Cairo Communication, mentre per quanto riguarda il neo acquisto Rcs, si sta prodigando a risanarne un bilancio che ha trovato in forte deficit. Cairo ci riuscirà sicuramente a mettere a posto i conti azzerando i debiti acquisiti con l’acquisto dell’azienda, ne siamo certi. Sì, perché quel suo “vizietto” di controllare ogni cosa, così come egli stesso afferma “E’ un modo per conoscere le persone con cui lavoro e capirne le abitudini. Vedo dettagli e faccio domande per invitare tutti a dare il giusto peso alle cose”. Un po’ come dire che fidarsi è bene, ma controllare l’altrui operato è meglio. Sicuramente legittimo! E con questo suo modo d’intendere il mondo degli interessi potrebbe essere un ottimo politico, ne ha pure la stoffa, anche se non manifesta né l’intenzione né alcuna ideologia, che non sia quella della buona gestione economica per il bene dell’azienda Italia. “Per migliorare la situazione economica del nostro Paese” dice Urbano Cairo, “basterebbe risparmiare il 20-30 % per trovare i 40 miliardi con cui ridurre il cuneo fiscale. Così il costo unitario dei prodotti calerebbe, le aziende sarebbero più competitive ed esporterebbero più facilmente. Come fanno i tedeschi. Bisogna abbassare le tasse. Nei vari ministeri ci sono tanti soldi bloccati o usati male”. Lectio magistralis di politica economica, di spendig review, di suggerimenti amministrativi che si riflettono al modus operandi che applica con successo nelle sue aziende. Fatti, non parole. E se i risultati sono questi, bisogna dare atto al presidente Cairo ormai famoso per il suo “braccino corto”, che questo qualunquistico pensiero collettivo non è legato ad una sua innata tirchieria, ma a qualcosa che in maniera cinica, inconfutabile e freddamente disarmante, ti dice che non esistono altre strade percorribili per condurre una sana azienda. Dategli torto se potete. Certo, la logica è pienamente condivisibile, ma c’è una domanda che i tifosi del Toro ancora oggi rivolgono al presidente Cairo: “Perché non ha costruito da solo lo Stadio Filadelfia? Perché si è dovuto fare appello alla Fondazione per una rinascita che fa parte della storia della leggenda granata e del Torino F.C. di cui lei è il numero uno?”. Noi non conosciamo la risposta, forse non la sapremo mai, anche se ci sorge il dubbio che nell’investimento di questa specifica costruzione, i conti tra costi e ricavi non sarebbero tornati come in altri suoi più mirati acquisti. E’ il caso in cui anche il cuore e i sentimenti vorrebbero la sua parte, magari anche a discapito di quella che è la conditio sine qua non per il raggiungimento di obiettivi che fanno parte del successo di una sana azienda.

Salvino Cavallaro

      

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