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Lunedì 22 Gennaio 2018
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Roma, 15/11/2017 -

E intanto si fanno i conti sulle perdite economiche.

A mente fredda (ricordo ancora la sera della bruciante esclusione dai mondiali di calcio che mi ha fatto scrivere fino a notte inoltrata), cerco di analizzare con più lucidità i vari aspetti della bocciatura del pallone Nazionale e della sua governance. E’ certo che abbiamo toccato il fondo, di questo non ci sono dubbi di sorta, ma sulle cause più lampanti continuano a esserci gravi responsabilità che non sono imputabili a una persona da punire sulla pubblica piazza ma (cosa ancor più grave) a un sistema che è il vero responsabile delle lacrime di delusione versate da Buffon e compagni. Oggi qualcuno parla di esagerazioni, di estremizzazioni di problemi che al cospetto di altri dovrebbero passare in secondo piano. Tuttavia, resta innegabile la grave negatività provocata dalla bocciatura del pallone mondiale, che ci crea inevitabili scossoni d’immagine con ripercussioni in ambito economico, politico e anche sociale. A chi è solito vedere le cose con superficialità e comunque non con la necessaria profondità di pensiero, gli sarà sfuggito che quel pallone mai entrato nella porta degli svedesi è costato all’Italia circa 100 milioni di euro, tra sponsorizzazioni, diritti TV e premi Fifa. E’ il giro vorticoso degli introiti della partecipazione alla World Cup, che dà la dimensione di come il football delle Nazionali di calcio, è oggi un business non meno di quello dei club. In Russia ciascuna delle 32 finaliste riceverà una preparazione gratuita di 1,5 milioni di dollari, mentre le 16 squadre eliminate nella fase a gironi intascheranno comunque 8 milioni  di dollari ciascuna. Per le due finaliste, poi, si parla di 38 milioni di dollari per la squadra vincitrice dei mondiali e 28 per la seconda classificata. La mancata partecipazione dell’Italia alla World Cup in Russia, provoca quindi una svalutazione del brand Italia che ha effetti pesanti sul piano degli incassi da sponsor e TV. Dunque, come dicevamo pocanzi, abbiamo toccato il fondo su tutto, sia dal punto di vista sportivo che economico. Adesso ci tocca ripartire e, anche se non sarà facile, ci chiediamo come. Intanto le ultime notizie sulla riunione della F.I.G.C., ci informano che il presidente Tavecchio non ha dato le dimissioni e che c’è stata bagarre nell’ambito della discussione dei vertici federali. Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, ha lasciato anzitempo la riunione ancora in corso. Ciò pregiudica un ambiente caldo fatto di accuse reciproche e di inquietanti dilemmi sul futuro del nostro calcio.

Salvino Cavallaro

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