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Venerdì 18 Ottobre 2019
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Torino Allianz Stadium, 06/10/2019 -

Nello sport come nella vita di tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è fatto. “Ho vissuto un sogno, peccato non avere vinto la Champions” a parlare è Claudio Marchisio, il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – “Sono un ragazzo di Torino che voleva giocare con la Juve e ci è riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito ascoltare il mio fisico” – Già, quel fisico che non risponde più come qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto. E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8 della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7 scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della carriera. “Durante la riabilitazione per l’infortunio al ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa” ha detto Marchisio “Vedevo che il mio corpo non reagiva più come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare a questa decisione”. Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa che ti dice: “nulla è per sempre”. Ma è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.

Salvino Cavallaro

            



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