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Domenica 9 Dicembre 2018
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Roma, 13/11/2018 -

“HIGUAIN Gonzalo Gerardo (Milan): per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara (Terza sanzione); per condotta gravemente irriguardosa nei confronti del Direttore di gara, essendosi avvicinato al medesimo, all'atto dell'ammonizione per proteste al 38° del secondo tempo, in modo scomposto e minaccioso, e avendo reiterato platealmente le proteste al momento dell'allontanamento dal terreno di giuoco”. Questo è il verdetto del Giudice Sportivo, riguardante l’espulsione di Higuain avvenuta domenica scorsa durante il match Milan – Juventus. C’è chi dice che è poco, c’è chi pensa che è giusto e c’è pure chi sostiene che la società Milan dopo il debito ricorso farà dimezzare la squalifica. Pareri contrastanti come l’opinabilità di tutto il mondo del calcio che si basa essenzialmente su aprioristiche discriminazioni di parte, le quali opacizzano certe oggettive realtà. E’ fatto inconfutabile che la reazione del Pipita Higuain avvenuta a una decina di minuti dal termine del match Milan – Juventus, sia stata esagerata e comunque diseducativa e violenta nel suo svilupparsi. Difficile capire cosa possa passare per la testa di un calciatore emotivamente coinvolto in un partita, che al suo interno nasconda diversi sviluppi capaci di urtare la propria suscettibilità. Gonzalo Higuain giocava contro la sua ex squadra che (a suo dire) l’ha scaricato malamente dopo l’arrivo di Cristiano Ronaldo. Con questa ruggine addosso è sceso in campo per dare una sua risposta attraverso la vittoria e possibilmente un suo gol. Niente di tutto questo, perché non è arrivata né la vittoria del Milan e neanche un suo eventuale gol fallito su calcio di rigore. Crediamo che l’accumularsi di tutte queste tensioni e delusioni personali, abbiano contribuito a quella assurda reazione che il Pipita (recidivo l’argentino che inscenò qualche anno fa una simile situazione a Udine, quando giocava ancora nel Napoli) ha avuto nei confronti dell’arbitro Mazzoleni, a seguito di un fallo fischiatogli per atterramento di Benatia. Detto questo e pur con tutta la comprensibile situazione che si è venuta a creare, stigmatizziamo in maniera ferma l’assurda reazione di un calciatore tesserato dal Milan con la formula del prestito con diritto di riscatto a favore dei rossoneri e uno stipendio netto di 8,5 milioni di Euro l’anno. Tutto ciò fa pensare al dovere di un professionista che ha l’obbligo di mantenere un comportamento atto a dare l’esempio a chi lo segue in campo, non solo per le sue giocate e i gol, ma soprattutto per un comportamento che deve essere adeguato proprio al fatto che ti chiami Higuain e hai gli occhi puntati addosso da parte dei tifosi giovani e vecchi. E’ vero, c’è anche da tenere presente il carattere e la fragilità dell’uomo che non può essere messo in secondo piano, tuttavia, chi ti guarda giudica e tende ad emularti nel bene e nel male. Una responsabilità di base che fa parte della professione e deve tenere conto del cospicuo stipendio percepito, dell’immagine pubblica e del sogno di milioni e milioni di ragazzini, i quali rincorrono quel pallone che per loro resterà un gioco e non una privilegiata e redditizia professione.

Salvino Cavallaro               

 

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