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Venerdì 18 Gennaio 2019
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Torino, 09/12/2018 -

E’ sempre la solita storia. Il tempo che passa inesorabile, i ricordi che si fanno sempre più vividi e forti, la malinconia nello sfogliare le fotografie ingiallite e il rapporto con un presente che non è sempre foriero di allegria. E’ la vita che ti fa pensare come ognuno di noi abbia la sua strada da percorrere, la sua storia da raccontare, il suo vissuto che non è mai uguale ad altri. Sì, perché un certo destino assegnato da chissà chi lo viviamo in maniera diversa e in situazioni diverse, forse perché diversi siamo nell’intimo del nostro essere nel saperlo affrontare. Pietro Anastasi, il bomber della Juventus di mezzo secolo fa che appena arrivato dal Varese nell’anno 1968/’69 realizzò 9 gol in 13 gare, oggi si è aperto pubblicamente nel dire che sta lottando contro il tumore che lo ha colpito. Classe 1948, catanese di nascita e varesino di adozione, Pietro non è mai stato particolarmente avvezzo alla pubblicità personale e ai clamori mediatici, neanche quando giocava a calcio e rappresentava il sogno inarrivabile di tanti giovani di allora, proprio come il Cristiano Ronaldo di oggi. Basti pensare che tantissimi campioni del passato remoto e anche presente, hanno voluto scrivere il libro della loro vita calcistica fatta di aneddoti e storie personali che ne esaltano le emozioni irripetibili del proprio vissuto. Ma lui no, a lui non è mai interessato. Ricordo di avergli fatto questa precisa domanda qualche anno fa, in cui veniva spontaneo offrire ai suoi tifosi di un tempo la sua vita rivisitata in un libro. Ma la risposta è stata sempre la stessa, quasi a non volere raccontare cose che oltre la sua vita pubblica devono appartenere solo alla sua privacy personale. Ebbene, oggi, a distanza di tempo, leggo che ha deciso di rendere pubblica la sua lotta personale: “Ho scoperto di avere un tumore, ma non voglio arrendermi. Sto lottando giorno dopo giorno per sconfiggerlo. Adesso sto un po’ meglio. Ormai c’è e sto imparando a conviverci”. E’ la legittima voglia di non sentirsi soli, di aprirsi e creare una relazione con gli altri, i suoi fan di sempre e anche con coloro i quali professano un’altra passione calcistica  fatta di altri colori. Pietro Anastasi come Gianluca Vialli, storie di vita che si intersecano a un vissuto di grande calcio professionistico e privato che sanno di uomo, che sanno di persona che percorre la strada che il destino ha loro assegnato. Ma la cosa bella che nasce in ognuno di noi che viviamo tali esperienze umane di persone legate al grande sport, è proprio l’esempio e l’ammirazione per così tanto coraggio nell’alzare la testa e affrontare il male con determinazione. Un fatto che ci fa pensare, che ci insegna tante cose e ci rende partecipi nel dare forza e coraggio nell’affrontare un quotidiano non più fatto di luci della ribalta calcistica, ma di quel qualcosa che si chiama VITA VERA, dando un senso a ciò che oggi è ancor più importante di quel passato fatto di lustrini, di notorietà e di tanti “amici” o presunti tali. Sì, perché è proprio in questi momenti che il grande ex calciatore ha più bisogno degli altri, dell’affetto e della pacca sulle spalle che vuol dire tanto, tutto. E’ un po’ come fare metaforicamente un gol, uno di quelli che sapeva fare Pietruzzu Anastasi quando lo vedevamo sfrecciare tra le difese avversarie come fosse un furetto. Stessa astuzia, stessa forza fisica, stesso scatto improvviso che disorientava lo stopper; quell’antica figura di difesa che era determinante quando il calcio si intendeva in altro modo. Personalmente, e non solo da oggi,  mi sento molto vicino a Pietro e lo esorto a continuare a vivere questo suo delicato momento di vita con la stessa forza, con la stessa determinazione di quando dava calci a quel “pallone” che gli ha dato tanto e che oggi rappresenta il nemico da sconfiggere. Pietro Anastasi e il gol che è tutto. Ma questa volta siamo noi a passarti la palla che sa di coraggio alla vita. Al resto pensaci tu, che di gol te ne intendi da sempre.

Salvino Cavallaro     

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