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Giovedì 22 Agosto 2019
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Bologna, 14/07/2019 -

Quando si dice che il calcio è la metafora della vita, non si dà per scontato una delle tante banalità che s’impadroniscono del nostro dire quotidiano. Noi che scriviamo di questo mondo che tutti crediamo non faccia parte della “normalità”, per la quantità eccessiva di milioni di euro che si investono e poi si ricavano come plusvalenze, spesso dimentichiamo che al centro di tutto c’è la persona. Calciatori, allenatori, manager e procuratori del pallone, si arricchiscono a dismisura, sono viziati, coccolati, idolatrati, ma restano comunque essere umani con le fragilità di ogni altra persona. Quanto è accaduto in questi giorni all’attuale allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic, il quale ha scoperto di essere affetto da leucemia acuta, ci ha fatto riflettere ancora una volta su come il calcio dei ricchi e di un mondo a parte, non sia diverso nei sentimenti da ciò che è la lotta per la vita che è uguale per tutti. Così ha detto Mihajlovic in conferenza stampa: “Sono qui per combattere, tutto è iniziato cinque giorni fa. Ho dovuto inventare di avere la febbre per non fare preoccupare mia moglie. Ho sostenuto gli esami alle 15 e alle 21 ho avuto la risposta: leucemia acuta”. E ancora: “E’ stata una bella botta, sono dovuto stare in camera per piangere e riflettere. Ho ricevuto tantissimi messaggi e chiamate, mi scuso con le persone cui non ho risposto. Ora posso affrontare la malattia a testa alta. Sì, sono incazzato perché nella vita nessuno mi ha mai regalato nulla. Ho dovuto sempre combattere e lo farò anche questa volta. E poi l’appello: ”Non dovete sentirvi invincibili, la prevenzione può salvarci la vita. Per fortuna ho scoperto ora la malattia e posso batterla. La batterò come ho sempre fatto. Ho chiesto ai miei ragazzi di starmi vicino, continuerò ad allenare ma ho bisogno di tutti”. E tra comprensibili momenti di commozione, c’è sempre un motivo portante nelle parole di Sinisa Mihajlovic: la vita. La vita come significato di ogni cosa, come riflessione dell’essere una e irripetibile, la vita che ti si para davanti quando meno te lo aspetti, ti chiede il conto e in un attimo sconvolge tutto, anche il tuo mondo così edulcorato cui il pallone ti ha abituato e anche privilegiato. Ma nel dire di Sinisa c’è anche il suo carattere che conosciamo sempre così forte e talora irascibile, proprio quando le cose non vanno per il verso giusto. E’ il suo modo di essere che, tuttavia, non ha mai nascosto angoli di fragilità non tanto nascosti. Lo abbiamo conosciuto quando è stato allenatore del Torino, sempre verbalmente aggressivo in sede di conferenza stampa, in allenamento, in panchina e anche quando diede una manata di sfogo al cartellone TIM prima di uscire dal campo, quasi a manifestare i presunti torti subiti nel corso della gara. E’ il suo modo d’essere, è qualcosa che è sempre stato insito nel suo carattere forte che, tuttavia, non ha mai nascosto il valore dell’uomo. E ora che la vita lo mette a dura prova, Sinisa sfodera tutta la sua forza di combattente puro, capace di non arrendersi mai anche di fronte all’avversario più agguerrito come la leucemia. Adesso comincia la sua vera battaglia di vita e, conoscendolo, siamo sicuri che la vincerà con forza, con l’animo di chi alla sconfitta non c’è mai stato.

Salvino Cavallaro

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