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Sabato 14 Dicembre 2019
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Torino, 31/10/2019 -

Certo, nel calcio come nella vita ci sono cose che si possono dire e altre no. Il presidente Urbano Cairo lo sa molto bene, altrimenti se non avesse conosciuto questa “sana” ipocrisia commerciale, nonostante i suoi indiscussi meriti in campo imprenditoriale, sicuramente non sarebbe arrivato dov’è oggi. Ma se parliamo del suo Torino, pensiamo davvero che difendere pubblicamente il macroscopico indifendibile, sia come nascondersi dietro un dito. Queste le sue parole dopo la batosta di 4 gol a 0 subita a Roma dal Toro contro la Lazio:” Ho parlato con Mazzarri, abbiamo esaminato la partita e da parte mia non ho visto il Toro di altre partite, ad esempio quello visto contro l’Atalanta. Ho deciso di mandare la squadra in ritiro a partire da domani perché credo ci sia da fare una riflessione tutti insieme. La prestazione di questa sera va esaminata con cura, siamo solo alla decima partita di campionato, va fatto un esame di coscienza per ripartire velocemente. La società mette tutto ciò che serve ai giocatori, a partire dalle strutture. L’unico che non è sotto osservazione è Mazzarri, il derby nella maniera più assoluta non sarà un crocevia per lui. La prestazione? Non è un fatto di nomi. Verdi è arrivato in condizioni fisiche particolari, anche perché a Napoli lo facevano giocare poco. Troverà presto la condizione e darà il suo contributo alla squadra. Credo sia giusto andare in ritiro per discutere e parlare con franchezza”. Già, parlare con franchezza! A parte il fatto che il ritiro di una squadra di calcio non è un ritiro spirituale e poi con questo discutere e parlare con franchezza a cosa si riferisce? Forse ad allontanare pericoli di disunione della squadra? Ma a nostro parere non è solo la squadra da sensibilizzare sotto l’aspetto del gioco che poche volte abbiamo visto quest’anno, ma il suo allenatore che non è indenne da colpe. Cairo afferma che Mazzarri non è sotto osservazione e che il prossimo derby non sarà un crocevia per lui. E’ un po’ come difenderlo a spada tratta andando contro la squadra e i suoi giocatori che, forse per una preparazione incominciata troppo presto e in un’estate torrida, adesso stanno pagando le conseguenze fisiche e mentali. Può darsi che tutto ciò abbia contribuito a formare questo stato di cose negative, tuttavia, facciamo presente che non siamo ancora in primavera, stagione in cui si sentono le tossine accumulate durante l’arco di tante partite giocate, ma siamo soltanto alla decima giornata di campionato e il Toro si è già perso per strada. Storie di tutti gli anni, storie di sempre diremmo noi, anche se a onor del vero bisogna dire che l’anno scorso dopo un inizio altalenante, la squadra di Mazzarri ha trovato un filotto di risultati positivi che l’ha portata in Europa League (grazie alla estromissione del Milan da parte dell’UEFA) ma visto il risultato, sarebbe stato meglio non partecipare. Dunque, la nostra analisi sul momento negativo del Toro si basa più su colpe imputabili a Mazzarri piuttosto che alla squadra. Chi prepara la squadra? Chi infonde i teoremi tattici? Chi ha la responsabilità di recuperare i giocatori dal punto di vista fisico e mentale? Chi cura l’armonia e l’unione dello spogliatoio? Chi chiude le porte del Filadelfia ai tifosi granata, ai quali si proibisce di assistere agli allenamenti e incontrare i giocatori? Sì, ci sono tante domande che vertono su questo allenatore toscano dalla mentalità di calcio antico, poco propositivo e tanto preoccupato dell’avversario piuttosto che della propria squadra. Altro che dire “Mazzarri non è in discussione!”. Si guardi in giro presidente Cairo, cerchi di cambiare rotta perché così non va proprio. E’ notte fonda! E il derby è dietro l’angolo.

Salvino Cavallaro

  

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